Arriva l’inizio dell’anno accademico.
Si rende quindi, per la sottoscritta, necessario acquistare cartelle a soffietto per riordinare fotocopie e traduzioni (impresa disperata che fallisce ogni anno NdM [note de Maman]).
L’infausta Maman, ovviamente, coglie il mio gramo pomeriggio del Sabato (Sacro giorno da buttare zombeggiando per il corridoio di casa) per provare a mandarmi a comprarle.
Scateno la terza guerra mondiale e, per l’ennesima volta, la maman psicologue mi frega con l’arma della condivisione: mi trascina quindi non solo a comprare materiale d’archiviazione sed etiam in profumeria e al supermercato.
La scusa ufficiale era che dovevamo comprare l’acqua minerale per lei.
Non lo abbiamo fatto.
Infatti l’acqua minerale che piace alla mia Maman Petillant è pressoché irreperibile in settimana, figuriamoci il sabato.
Da anni mi domando perché venga pubblicizzata visto che poi non la distribuiscono nei negozi.
La mia punta di amaro, dovuta alla poca voglia di uscire, è stata smantellata in profumeria.
Dopo aver visto la serie televisiva su Coco Chanel la mia Maman Fashionniste ha pensato di comprare un collier in perfetto stile Chanel (non lo ha solo pensato. Lo ha fatto.) . Le mancavano gli orecchini, la Maman maniaque de la parure si è risvegliata con un vagito di rinascita.
Ha girato tutte le profumerie del quartiere invano (io le arrancavo dietro con il carrello della spesa vuoto) trovando orecchini adatti stilisticamente ma di misura eccessiva per i suoi lobi raffinati.
Avrei voluto piangere ma ho ereditato la pazienza di mio padre e le sue conoscenze (ovvero ho passato mezz’ora a parlare con un suo vecchio amico incontrato per caso.).
Arrivate all’ultima profumeria la Maman Terribile ha trovato ciò che voleva e il mio cervello ha timidamente pensato a salvaguardare la mia passione per Chanel prima che la nausea la uccidesse per sempre: Mi sono informata sul prezzo del mio profumo Chanel preferito.
Maman ha capito al volo (o forse ha premiato la mia pazienza e tacitato i suoi sensi di colpa) e me lo ha comprato.
Chanel asseriva che non è importante se una baronessa veste come una contadina purchè entrambe nei loro abiti si sentano libere, la moda comfort e lineare che la contraddistingue (e che ha estasiato ed estasia tante donne) rende un’unica donna sulla faccia di questa terra succube degli entusiasmi materni: me.
Cari lettori ricomincio a scrivere dopo mesi di inattività durante i quali, causa sangue acido, non sapevo cosa postare. Scusatemi.
Sono tornata a Roma (con troppi chili addosso e la gastrite, ovviamente sono a dieta) e le cose sono decisamente cambiate, qui almeno il cielo è azzurro (Parigi è grigia) ma non possiamo dire: - piove governo ladro - ! anche se ne abbiamo voglia… In questo i francesi stanno decisamente meglio di noi.
Spesso, tornata a casa , mi dedicavo (prima della dieta) a riti conviviali con la mia genitrice del genere: biscotti, cioccolatini, noccioline, liquorini, risotti di mezzanotte, pagnottelle con prosciutto, insomma, la sera ci dedicavamo a svaligiare il frigorifero, tanto il giorno dopo la genitrice, armata di carrello, invadeva il supermercato e faceva il contro-saccheggio (oddio, lei dice che le piace di più svaligiare i supermercati francesi, in particolare il mitico Monoprix, ma pure con quelli italiani non scherza eh!).
Stasera siamo in condizioni particolari.
Cominciamo dal bollettino medico della sottoscritta: sinusite, ossa doloranti (ho nuotato per due ore e fatto baby-sitting), sonno, ficozzo sulla capoccia perché mi sono data in fronte lo sportello della dispensa e rincoglionimento diffuso.
L’ho detto all’esimia autrice dei miei natali che se ne stava buona buona al computer… a fare i solitari…con una mano bendata poiché qualche giorno fa ci si è passata sopra il ferro da stiro bollente e adesso ha una meravigliosa ustione (e la paranoia che si infetti.).
Lei, con una vocina flebile flebile mi ha consigliato di prendermi del paracetamolo. Io odio i medicinali e le ho detto che non lo avrei preso.
E lei, ineffabile, mi ha risposto: “ma se lo prendi tu lo prendo anch’io”, infatti oltre alla mano bruciata la mia mater patologica ha anche un notevole raffreddore, aggravato da sinusite e trigeminite croniche, praticamente un policlinico, che sarebbe utilissimo se io studiassi medicina ma studio lingue!!!
Io odio i medicinali ma, per principio, non rifiuto mai la convivialità mediterranea.
Come potevo non condividere con mamma un brindisi effervescente al paracetamolo?
Infatti ho condiviso: sono andata in cucina, ho preparato il medicamento in due bicchieri e ce lo siamo bevuto ridendo come due pazze.
Non avevo mai fatto del paracetamolo una questione di principio.
Mamma ha detto che preferisce i cocktails al rhum e se non sapete di cosa sto parlando andatevi a leggere il suo blog.
Arriverà il giorno in cui entreremo in un bar chiedendo due bicchieri di paracetamolo? Sto immaginando la faccia del barista.
Essendo, come la mia mamma, ridotta – ‘nu ciesso – vado a dormire. ^^
Qui a Parigi ne ho osservati molti di enfants terribles,
Ma ve ne sono due particolarmente terribles, uno è quella pila atomica di francesino di sette anni con cui lavoro, l'altro, o meglio l'altra è mia madre.
E' scappata di casa per alcuni giorni come una tredicenne per incompatibilità di carattere con mia sorella.
Che si è presa un notevole colpo non trovandosela a casa ignorando si fosse trasferita momentaneamente presso l'altra figlia, cioè io.
Il suo arrivo nella notte nera e piovosa di Parigi era assai meno disperante della fuga di un tredicenne però.
Oggi, rara giornata di sole, mattinata con sveglia alle otto, dopo due mie notti in bianco: suona la sveglia numero uno e la spengo, la numero due e la spengo, indi prima di ascoltare la tre e la quattro un CIAO!!! iper-entusiasta della terribile infanta over-age mi ha fatto saltare sul letto (vivendo da sola non ci sono più abituata).
I miei zombeggiamenti mattutini si sono invertiti in scosse di pepe: in due ore abbiamo fatto colazione, cambiato lampadine, riordinato cassetti (anche se a dire il vero dovevamo solo cercare un cacciavite, scomparso logicamente e rinvenuto quando ormai avevamo ribaltato mezza casa) e la mater reparatrix mi ha anche aggiustato il punto luce.
Poi siamo uscite: prima tappa fondent au chocolat gustato passeggiando verso la sua meta preferita: il mitico Monoprix.
Dopo la consueta scena mater pinguinus contro porta girevole abbiamo iniziato la ricerca degli oggetti, descritti nella lista della spesa, a velocità di curvatura 12.5, alla faccia dei guidatori di Formula Uno, comprando, naturalmente, il doppio di quanto ci occorresse.
Trascinato a casa il malloppo, abbiamo pranzato con panini e insalata, come piace tanto a mamma.
Abbiamo quindi deciso, poiché il sole persisteva, di recarci ai jardin du Luxembourg ove si è nuovamente risvegliata la tremenda infanta: inseguiva i gendarmi francesi per fotografarli attratta non dalla loro bellezza ma dal loro berrettino che, a parer mio, ricorda assai i playmobil.
La cosa più assurda è che io facevo il palo.
A seguire: shopping a rue de Rivoli necessario, a dire dell'infanta-genitrice, per arrestare un feroce prurito alla sua carta di credito.
Comprati un paio di libri per il dolce enfant terrible che mi rese baby-sitter, siamo andati in una gioielleria, ove abbia comprato tre deliziosi monili ma... ci è stato fatto uno sconto mostruoso per saldi. Il prurito non era stato eliminato: speso troppo poco (O-o)
La folle acquistatrice che mi rese figlia ha deciso allora di cercare degli orecchini da accompagnare ad un collier acquisito in una visita precedente...
...siamo andati al Carrousel du Louvre ma gli orecchini non li abbiamo trovati...
... in compenso, di fronte al negozio del collier, subito scoperto dagli occhi della delusa genitrice, si è rivelato il negozio di Swarovski, assolutamente favoloso! E lì subodorai per entrambe l'arrivo della sindrome della gazza.
.
Lei si è innamorata di una parure favolosa: collier e orecchini, neppure troppo cari (ma le vetrine ce le siamo godute tutte); io, al mio solito, avevo lasciato il cuore su di un oggetto senza dilungarmi troppo per non farlo acquistare, vano tentativo: mia madre mi legge nel pensiero.
L'infanta ritorna e coinvolge tutte le commesse di Swarovski nel suo piano criminale: le commesse mi distraggono ed io non mi accorgo che, mentre mi inondo gli occhi di cristallina luce, lei si gratta la carta di credito e compra la parure per sé e una deliziosa famigliola di pinguini per la mia casina.
Cena in brasserie e serata tranquilla a scrivere per i blog (l'infanta dentro di lei forse per ora dorme).
Cosa mi riserverà il domani?
Con mamma non si può mai stare tranquilli però ci si diverte ^^
“Ho la sindrome del diamante: mi piace essere un solitario”
Frase che si è formata oggi, parto inaspettato della fine di un abisso.
Nata nell’allegria e, ovviamente, dall’aurora.
Scusate il gioco idiota ma la fine dell’estate mi ha donato un nuovo coraggio e il buonumore.
Finalmente provo eccitazione per la partenza oltre alla solita nostalgia di ciò che lascio.
Non fa troppo male chiedersi se per un anno o per sempre, riesco a sognare mille ipotesi di futuro, Era ora.
Stranita e… straniata, sonnolenza mista ad eccitazione, dolori addominali e residui delle mie atroci malattie estive.
La dannata estate volge al termine e io rinasco a nuova vita nel mio settembre. Al solito! Non vedo l’ora di ricominciare l’UNI con tutti i suoi casini!
In realtà mi sa che con la solitudine sto chiudendo: me ne trascinavo fuori malvolentieri ma da adesso in poi penso che m’impegnerò un po’ di più.
Voglio salutare quest’immensità di ricordi con gioia.
I miei amici, la mia città, la mia famiglia.
Esisteranno anche se sarò altrove.
Ho diciotto giorni per respirarli a fondo ed è ora di muoversi.
Rivedere il mondo rimane una cosa che è meglio fare quando non si ha paura di stare soli.
Il paradosso che costituisce la mia vita, quello che ti ricorda che il tuo io deve sapersi riconoscere in mezzo agli altri se vuole conquistarsi la possibilità di amare.
Come fai a vedere chi ti sta accanto se il tuo specchio mattutino è vuoto?
Leggere, cantare, sognare, riempire lo specchio… e in mezzo… TE.
E se nella foto ricordo c’è qualcuno che non ti piace cancelli il volto: lo gratti via con un’unghia o cambi foto, tanto lo sai che quel volto c’è stato.
Anche questo è essere umani.
I ricordi restano ma non devono sopraffare, è giusto pensarli a lungo per imparare ma senza smettere di agire.
Verranno su con me verso una nuova ed entusiasmante vita parigina. Non vedo l’ora.
Non sono le Ultime note di un canto d’amore perduto, è il preludio di una nuova “Song of myself”.
[…]
“I have heard what the talkers were talking, the talk of the beginning and the end
But I do not talk of the beginning or the end”
[…]
“Clear and sweet is my soul, and clear and sweet is all that is not my soul”
la vera “Song of myself”. Walt Whitman. Per sempre il mio capitano. Uno dei migliori.
La mia preferita è “On the beach at night alone”, ma non ho finito di leggere l’opera omnia.
C’è ancora tanto da conoscere.
Spero che qualcuno mi accompagnerà in questa scoperta. Posso solo garantire che ne vale la pena: lo zio Walt ha sempre un motto universale nascosto nelle sue 859 pagine.
Ognuno lo cerca e ne trova uno diverso ogni volta. E questo lo rende magico.