Mamma torna a casa, ma dopo averne viste di belle e avermi regalato un po' di momenti assurdi.
La scena più bella è stato il tapis-rulan iperveloce: una serie di piccoli rulli in metallo che ti fanno pattinare a velocità supersonica da una metropolitana all'altra e ti regalano in più un gradevolissimo massaggio plantare.
L'ho sentita attaccarsi al mio braccio come un naufrago alla scialuppa durante una tempesta.
Mentre tratteneva a stento l'equilibrio circondata di Francesi che saettavano sul tapis tranquilli come non mai.
Nell'ultimo pezzo si è rifiutata di camminare bloccando una fila di lavoratori francesi frettolosi ed incazzati in maniera notevole.
Poi il pinguino mamma ha barcollato per due o tre passi prima di riacquistare la sua andatura normale e mettersi in salvo su Boulevard Montparnasse.
Per riprendersi dello spavento si è consolata con una quiche lorraine a pranzo.
È una mamma che sorprende, nel bene e nel male, mi ha portato da Raguenau il ristorante del mitico Cyrano dove abbiamo mangiato beatamente dopo esserci gustate un leggero arcobaleno sulla fontana del Louvre.
Sono riuscita persino ad andare a lavoro senza che si massacrasse la carta di credito in mia assenza: si è limitata a due Tartelettes grazie al cielo (a dire il vero credo di aver sentito di notte una piccola vocina che pregava tutta il tempo dentro la sua borsa proferendo le seguenti parole “fa che mi lasci in pace almeno per un po' ”) per poi cenare tra le luci matte della contrescarpe in sua compagnia, cena di tre ore grazie ad una cameriera totalmente absent-minded.
In compenso non riesco a farle smettere di lavarmi i panni, riordinare qualsiasi cosa e mettermi le pantofole parallele.
Me la sono così trascinata a Mouffetard, perchè se proprio dobbiamo rivoluzionare il mio habitat voglio almeno che lo facciamo in modo divertente e colorato, ed è così che ieri notte, prima di vederci mrs. Doubtfire ci siamo messe ad attaccare patch gellettose e colorate sul vetro della finestra e sull'armadio, fantasizzando fino a disegnare un flick e una graziosa ragazza con la gonna a pieghe tramite formine geometriche tagliuzzate ad unghiate.
Adesso mi dedicherò in sua assenza agli ultimi due progetti di ristrutturazione in piccolo che mi frullano in testa attendendola a Pasqua per scegliere una libreria con lei al centro commerciale.
I chili aumentano e questa casa somiglia sempre di più ad un asilo infantile con due bambine di cui una sopra i venti e l'altra sopra i cinquanta, ma ci si diverte tanto.
La mia mamma è così, la torre Eiffel non le aggrada ma una mucca volante che le sorride da un negozio a Rue mouffetard 51 la può mandare in visibilio.
Qui a Parigi ne ho osservati molti di enfants terribles,
Ma ve ne sono due particolarmente terribles, uno è quella pila atomica di francesino di sette anni con cui lavoro, l'altro, o meglio l'altra è mia madre.
E' scappata di casa per alcuni giorni come una tredicenne per incompatibilità di carattere con mia sorella.
Che si è presa un notevole colpo non trovandosela a casa ignorando si fosse trasferita momentaneamente presso l'altra figlia, cioè io.
Il suo arrivo nella notte nera e piovosa di Parigi era assai meno disperante della fuga di un tredicenne però.
Oggi, rara giornata di sole, mattinata con sveglia alle otto, dopo due mie notti in bianco: suona la sveglia numero uno e la spengo, la numero due e la spengo, indi prima di ascoltare la tre e la quattro un CIAO!!! iper-entusiasta della terribile infanta over-age mi ha fatto saltare sul letto (vivendo da sola non ci sono più abituata).
I miei zombeggiamenti mattutini si sono invertiti in scosse di pepe: in due ore abbiamo fatto colazione, cambiato lampadine, riordinato cassetti (anche se a dire il vero dovevamo solo cercare un cacciavite, scomparso logicamente e rinvenuto quando ormai avevamo ribaltato mezza casa) e la mater reparatrix mi ha anche aggiustato il punto luce.
Poi siamo uscite: prima tappa fondent au chocolat gustato passeggiando verso la sua meta preferita: il mitico Monoprix.
Dopo la consueta scena mater pinguinus contro porta girevole abbiamo iniziato la ricerca degli oggetti, descritti nella lista della spesa, a velocità di curvatura 12.5, alla faccia dei guidatori di Formula Uno, comprando, naturalmente, il doppio di quanto ci occorresse.
Trascinato a casa il malloppo, abbiamo pranzato con panini e insalata, come piace tanto a mamma.
Abbiamo quindi deciso, poiché il sole persisteva, di recarci ai jardin du Luxembourg ove si è nuovamente risvegliata la tremenda infanta: inseguiva i gendarmi francesi per fotografarli attratta non dalla loro bellezza ma dal loro berrettino che, a parer mio, ricorda assai i playmobil.
La cosa più assurda è che io facevo il palo.
A seguire: shopping a rue de Rivoli necessario, a dire dell'infanta-genitrice, per arrestare un feroce prurito alla sua carta di credito.
Comprati un paio di libri per il dolce enfant terrible che mi rese baby-sitter, siamo andati in una gioielleria, ove abbia comprato tre deliziosi monili ma... ci è stato fatto uno sconto mostruoso per saldi. Il prurito non era stato eliminato: speso troppo poco (O-o)
La folle acquistatrice che mi rese figlia ha deciso allora di cercare degli orecchini da accompagnare ad un collier acquisito in una visita precedente...
...siamo andati al Carrousel du Louvre ma gli orecchini non li abbiamo trovati...
... in compenso, di fronte al negozio del collier, subito scoperto dagli occhi della delusa genitrice, si è rivelato il negozio di Swarovski, assolutamente favoloso! E lì subodorai per entrambe l'arrivo della sindrome della gazza.
.
Lei si è innamorata di una parure favolosa: collier e orecchini, neppure troppo cari (ma le vetrine ce le siamo godute tutte); io, al mio solito, avevo lasciato il cuore su di un oggetto senza dilungarmi troppo per non farlo acquistare, vano tentativo: mia madre mi legge nel pensiero.
L'infanta ritorna e coinvolge tutte le commesse di Swarovski nel suo piano criminale: le commesse mi distraggono ed io non mi accorgo che, mentre mi inondo gli occhi di cristallina luce, lei si gratta la carta di credito e compra la parure per sé e una deliziosa famigliola di pinguini per la mia casina.
Cena in brasserie e serata tranquilla a scrivere per i blog (l'infanta dentro di lei forse per ora dorme).
Cosa mi riserverà il domani?
Con mamma non si può mai stare tranquilli però ci si diverte ^^

Amore
Una parola su cui io non dovrei scrivere.
Perché non sono affatto sicura di sapere cos'è.
Perché conosco bene l'amore come malattia e poco come felicità (ma per quel poco che l'ho conosciuto come felicità ringrazio il cielo ^*^).
Se scrivo su un tema del genere è in primis perché è la parte più interessante degli esseri umani e poi perché ne ho le tasche piene di sentirne parlare a sproposito.
Sto parlando di gente che usa questa parola senza conoscerla o capirla non per errore ma per stupidità effettiva.
Come si sa siamo in periodo di mollaggi: sono quei mesi in cui mezzo mondo si molla.
Un periodo che inizia prima di Natale e finisce con la sessione d'esami (ottimo periodo per seminare sofferenza.)
Questo post è dedicato a tutti i giovani fra i 20 e i 34 anni che parlano d'amore in maniera ossessiva e continuata.
Finitela! Finitela di dire idiozie! Amore non è chiamarsi piccola/orsetto/tesoro e altre cose tremendamente puccettose che si sentono in giro!
Punto1
Intese di coppia.
Parlatevi chiaro. Niente mezze frasi. Se vi amate potete dirvi tutto o capirvi senza parlare no?
Che ci vuole a dirsi tutto? Cominciate a ragionare come gli esseri più innocenti e più capaci di amare su questo dannato mondo: i bambini.
Alla domanda “ma se glielo dico e si arrabbia?” la risposta giusta è la più infantile: “se si arrabbia e non ti perdona non ti vuole bene.” è semplice no? O vi fa tanto schifo ammettere di aver sbagliato?
Io mi sono ritrovata ad avercela a morte con qualcuno e non perdonarlo, e credevo di amarlo. Poi mi sono accorta che non era così: Non volevo più perdonarlo. Non lo amavo più. Si agisce da perfetti bastardi quali si è e si chiude la “Love”story.
Ti senti male ma poi passa. Vi chiedete perché?
Perché quando arrivi a dire: “non amo più una persona” ammetti di non averla mai saputa amare e quindi di non averla mai amata.
Se proprio hai bisogno di metterti l'anima in pace puoi focalizzarti sul pensiero di non averla mai tradita e di avergli dato tutto ciò che potevi ma continuare a starci insieme e fargli dire TI AMO è solo prenderla in giro.
Taglia la storia, chiudi. Gli hai già fatto abbastanza male. Continuare è sadismo.
Quando non c'è sincerità non c'è amore. È inutile scrivere SMS “ti devo dire qualcosa” vai lì e citofonagli appena te la senti di parlare. E digli quel che devi dire invece di lasciarlo in dubbio.
Poi quella di “ti devo dire qualcosa” è spettacolare: Il povero cristo/la povera crista dall'altra parte dello schermo se le immagina tutte! Qualche esempio?
Paranoia 1 (femminile)
Ieri ero bevuto e sono finito a baciare la tua migliore amica.
Paranoia 2 (maschile)
Sono incinta
Paranoia 3 (mia)
Mi son preso una malattia della pelle altamente infettiva, non andare in piscina questa settimana.
Paranoia 4 (di chiunque)
Ho la mononucleosi
E tante altre paranoie di varia gravità quando poi, magari, il “qualcosa” è il nuovo taglio di capelli atroce creato da un parrucchiere con una fantasia molto malata.
Parlatevi chiaro e ditevi tutto. Se si ama davvero non c'è nulla che non si possa affrontare in due e in maniera adulta! Sentirsi amati sinceramente, fosse anche solo per un'ora, vale più di mille anni di sofferenza!
Punto2
Le storie passate.
Ci sono state ok. Sono state belle ma hanno avuto i loro nei enormi che le hanno fatte finire.
È giusto ricordarle con affetto ma solo degli autentici PIRLA (e ne ho fatto parte anch'io di quelle pirla solo un anno e mezzo fa) possono andare a confrontarle con le storie in corso!
Che senso ha che tu la/lo tormenti con le storie dei tuoi ex amori/amanti?
Ma regaliamo paranoie! Che la gelosia non è mica una roba che in passato ha portato all'omicidio, noooo. La gelosia è solo una cosa per ridere.
Piantatela di guardarvi indietro! Una storia chiusa è chiusa! Morta e stra morta! (Se la storia è chiusa... ...perché io ne ho 2 rimaste aperte (cioè in sospeso, “chiuse” con le parole forse un giorno ci rivedremo e senza liti), piacevolmente visto che si tratta di gente con un cervello che non va a rivangare il passato con altre donne né io mi sogno di parlare di loro facendo confronti ad altri uomini. Ad una di queste due persone riesco a confidare tutto, anche sulle vecchie storie ma mai per farlo competere con i miei ex, sempre e solo per capire qualcosa in più su come cavolo ci si relaziona ad un uomo). Volete dire a qualcuno perché è finita? ok. Volete dirgli com'è andata? d'accordo. Ma non forzate il partner a superare l'Ex-partner se vuole essere ricordato da voi.
È una tortura mostruosa, bastarda e inutile.
In ogni vita c'è una storia insuperabile che se non si conclude con matrimonio/vita insieme e 4/3/2/1 figli/o diventerà superabilissima se date tempo al neo-partner di provarci senza soffocarlo di ricordi del vostro più grande amore.
Punto3
Differenze di età.
L'amore non ha età. Scrivetevelo in testa.
La legge le età ce l'ha quindi ai maggiorenni è sconsigliatissimo di mettersi con minorenni pretendendo che diano tutto e subito.
Ora mandando a quel paese la parte del discorso sulla legge che la conoscete già a memoria: se state con una diciottenne alla bellezza di anni 29/30 anni non pretendete che agisca come un adulta e non osate chiamarla bambina perché dovevate immaginare i suoi problemi di diciottenne prima di ingaggiarla nell'atroce gioco del TI AMO.
Una normale ragazza di una qualsivoglia età che non sia troppo disillusa sugli uomini quando dice TI AMO non solo è stra-convinta di pensarlo ma è anche disposta a seguire ogni vibrazione casuale delle palpebre del suo amato bene pur di dimostrarglielo.
Ed è una cosa meravigliosa.
Se non vi sentite in grado di ricambiare lasciate perdere PRIMA di dirle che la amate (il discorso vale anche all'opposto, come si ama la prima volta non si ama più [se non si è molto folli come la sottoscritta che continua imperterrita a pensare che amare sia volersi in tutto e per tutto senza doversi allevare l'un l'altro con bastone e carota, io però sono risaputamente masochista e mi cerco sofferenze da sola] se volete amare con i se ed i ma l'amore non fa per voi.)
Insomma se volete parlare d'amore senza dire idiozie imparate che:
1 dovete avere una VOSTRA volontà di adattarvi al Partner ed aiutarlo/a che deve esserci sempre e non solo se stimolata da liti o forzature di altro genere.
2 dovete avere il coraggio di essere sinceri
3 dovete avere la forza di aiutare il partner nel mantere le impostazioni 1 e 2 nei vostri confronti.
4 dovete saper perdonare e non fissare l'immagine della/del vostra/o partner in un preconcetto.
5 dovete avere un minimo di dannato spirito di sacrificio (non tanto, solo un minimo. Rinunciare ad una partita o ad una telenovelas per amore del vostro Partner... cose così. Se vi sentite pronti a dare la vita per lui/lei siete arrivati all'AMORE con tutte le maiuscole ma io quello ancora non lo conosco e non mi permetto di scriverne. Perché so di amare più i miei studi di ogni uomo che ho incontrato e di non saper amare abbastanza neanche me stessa, quando saprò amare qualcuno più della mia stessa vita vedrò di provare a sposarmelo. In attesa di ciò amo il mio status di single e rabbrividisco solo al pensiero di sentire un altro demente che mi parla d'amore conoscendomi da neanche due giorni.)
Punto 4 (riservato agli uomini)
A nessuna donna interessa davvero sentirsi piccola e fragile specie se fra le braccia del suo uomo.
Ci piace essere chiamate “piccola” ok. Devo ammettere che non dispiace. Ma non sentirci trattare come se fossimo incapaci di intendere e di volere e fossimo dei disastri nati per caso (ok io lo sono un disastro nato per caso ma non mi aiuta a crescere sentirmi trattare come una Barbie, anzi. Sono talmente fragile che dopo una capocciata su uno spigolo rido come una pazza per mascherare il dolore).
Ce ne frega cavoli di essere cuccioli, il fatto che amiamo le coccole non vi autorizza a trattarci come gatti neonati da abbandonare alla stazione in piena notte!
Qualsiasi essere umano sano di mente ama le coccole! Maschio o femmina che sia!
Ci andrebbe bene potercene scambiare una sana marea con il caro ed amato partner quando si può, e averlo vicino ed essergli vicine nei momenti duri senza stabilire stupidi ruoli di potere.
Hai bisogno di me? Corro. Poi però non facciamo che il puccettoso coccolatore sparisca nel momento in cui noi abbiamo bisogno di lui (cosa accadutami SEMPRE, con tutti, eccetto l'unico povero cristo da cui non pretendo nulla per motivi di distanze e che è sempre riuscito ad essere presente nei momenti duri almeno via SMS. E che, guarda caso, è anche l'unico che invece di dire TI AMO in continuazione in ogni momento del nostro rapporto ha saputo usare le magiche parole poche volte ma nelle occasioni giuste).
Volete arrivarci che 5 minuti di pianto su una spalla amata fanno più di mille maledetti TI AMO falsi come la morte?
Parlate di meno e agite di più! Non vi si regge a voi e alle dannate poesie che ci intasano i cassetti!
Punto 5 (riservato alle donne)
Dimenticate, e dico dimenticate, quel dannato verso di canzone che ci definisce “dolcemente complicate”.
Il ragionamento maschile è terribilmente semplice e basato sulle NORMALI regole causa-conseguenza. Diventa complesso se taciuto ma altrimenti è semplice e logico.
Loro amano la logica.
Noi no ma occorre adattarsi (vedi sopra)
Siate semplici sorelle mie. Semplici e chiare. Il loro intuito non è bloccato, funziona, è che a volte noi dolci creature esageriamo nel volerci far intuire senza parlare.
Siate ferreamente semplici e vedrete che loro la pianteranno di sembrare orrendamente complicati.
Lo so che è difficile ma provate a parlare con loro, quando siete in situazioni spinose, dicendo tutto a costo di ripetervi fino alla nausea.
Vi capiranno e non dovrete ripetervi più e non potranno ignorare ciò che avete detto.
Lo terranno da conto e se dotati della necessaria perspicacia vi sorprenderanno (E molti di loro sono più intuitivi di quanto non sembrino)
Insomma tirarsela è inutile, essere femminili senza fare le principessine è utile.
E ricordatevi che a loro di dire svarioni allucinanti che possiamo leggere come insulti/ma allora non vuole vedermi/ mi considera idiota etc. a volte capita.
Parlare la stessa lingua non vuol dire necessariamente parlarla allo stesso modo.
Invece di imparanoiarvi chiedete informazioni subito.
È un consiglio da linguista quale io sono. Ed è un consiglio d'amica.
Concludo con un in bocca al lupo a tutti e a tutte.
E la seguente citazione:
Nell'amor le parole non contano.
Conta la musica.
Scusate la mia assenza prolungata ma ho mamma nei dintorni e finché c'è preferisco farle compagnia che stare in rete.
Intanto per tutti i bloggers, in ritardo, auguri di Buon Natale e felice 2008.
scusate se non vi sono venuta a trovare ma sono stata in famiglia (eccetto una notte in aeroporto perché ho perso l'aereo. Ebbene si. Ho fatto anche questo.)
Sono nuovamente a Parigi e domani nuovamente al lavoro con il mio piccino di anni 7.
La casa continua a cambiare: la tenda della doccia è disegnata (delfino obeso, 2 o tre pesci e un medusoide con gli occhioni blu) e ho aggiunto dei quadri con dei gatti.
Ci sono undici gatti disegnati qua dentro, includendo quello del tappetino d'ingresso.
Sono anche circondata di affettuosissime mucche rosa e blu che campeggiano sui miei pigiamini di pile extra-large e qualche topolino sulla vestaglia.
Sapino sta benone ma si perde la ghirlanda che cala in continuazione, per il resto luccica tranquillo e non so con che cuore lo smonterò dopo l'epifania.
Il freddo e l'umido divorano la città e il mio sei metri quadri è una luminosissima isola felice in mezzo alla tempesta.
Luminosissima perchè ho costellato il letto di lucine gialle e blu e appeso stelle fluorescenti al muro.
Felice perché ogni giorno questo posto somiglia sempre più ad un miscuglio fra il laboratorio di uno scrittore impazzito e una casa delle bambole.
Vi lascio un pezzo che racconta una giornata Parigina mia e della mia famigerata madre: ottima musa ispiratrice grazie ad una sua vitalità che la trascina in situazioni ad alta comicità.
Ha ragione mia sorella: devo fare la scrittrice umoristica: è dalla nascita che me ne capitano di tutti i colori.
Buona Lettura! (il pezzo l'ho scritto ieri, quindi parla dell'altroieri come se fosse ieri...paradossi del tempo ^*^)
Ieri pomeriggio cinemino, come prezzi cinemone: 9 euro e cinquanta di biglietto ad personam più 4,60 euro di regolamentare pop corn.
Film: C'era una volta scelto dalla genitrice esclusivamente perchè le piace, a ragion veduta, il protagonista, per amore del quale è arrivata a comprendere due ore di film in francese.
Post cenam spuntino di mezzanotte baguette et fromage (a giudicare dalla quantità di formaggio recentemente ingurgitata dalla donna che mi rese figlia ho il vago sospetto che mia madre sia un topo...).
Stamane Lei, mentre io zombeggiavo come sempre, si è svegliata radioemettendo energia da ogni poro: ha fatto il bucato, per me, ha pulito casa (non che ci voglia molto a pulire 6 metri quadrati), e poi, con la scusa di lasciarmi in pace a studiare, si è lanciata in solitaria per le vie di Parigi.
Lanciata, praticamente con la fionda.
Teoricamente doveva comprare QUATTRO e dico QUATTRO cosucce... è stata via un'ora e mezza e io, adesso, ho DUE bottiglie d'olio (santo protettore di chi soffre di colesterolo ora pro me), una torta Mazzarino che mangeremo domani (aggiungete, ormai mangiate, due quiches e due tartelettes ipercioccolatose) e un paio di guanti.
La prossima volta le lego la carta di credito al letto, così lei esce ma il mio sei metri quadri non si riempie di deliziose ma ingombranti novità che finiscono nel mio povero e colesteroloso sangue.
Oggi pomeriggio l'ho portata alla Villette. Città della scienza (ove una professoressa di lettere non può far danno, anzi, semmai, può imparare cose nuove).
Lei non ha imparato cose nuove ma si è divertita come una pazza, anche perchè IO non l'ho portata di fronte a scienza e cultura.
L'ho portata a giocare con la luce, ad una proiezione sulle scoperte spaziali nel planetario e poi in un simulatore 3D, dove siamo finite in un improbabilissimo Egitto di Tutankamon.
Avete mai visto una professoressa-pinguino con giacca blu e professorale cappelluccio di lana, ovviamente blu, in un cinema, assicurata alla poltrona con cintura di sicurezza, sbracciarsi spaventata da un serpente in 3D? Con tanto di occhialoni 3D giallo fluorescenti sopra i consueti occhiali da docente-talpoide!
L'unico problema lo abbiamo avuto all'uscita, infatti mia madre può affrontare qualunque cosa tranne il freddo (anche i serpenti mi sa che le creano notevoli difficoltà) e stasera di freddo ce n'era parecchio.
Me la sono riportata a casa modello pinguino con le penne arruffate: sciarpa legata sopra il cappello.
Si era involtolata come un bacherozzolo.
Arrivate vicino casa mi sono trattenuta dallo esclamare: “mamma sbùtulati” e mi sono rassegnata ad andare in quei pochi metri che intercorrono dalla metro a casa mia con mamma in versione fagotto.
Mamma si è sfagottata, io mi sono impigiamata e Sapino luccica tranquillo sul suo ligneo divisorio. Cosa ci aspetterà ancora domani?



Oggi è nato Sapino.